• Perinatalità e post parto:il sostegno psicologico e i gruppi di Mamme in Contatto

    “Perinatale” è il periodo di tempo che va dalla gravidanza a tutto il primo anno della vita del bambino. Può capitare in questo periodo che si sviluppino sintomi di disturbi d’ansia, depressione, disturbi alimentari, Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD), psicosi puerperale, problemi di relazione madre-bambino.

    Bisogna porre attenzione ai seguenti sintomi:

    • Calo del tono dell’umore/Sensazione di desolazione o di infelicità
    • Scarsa concentrazione o mancanza di interesse
    • Sentirsi inutile/Pianto immotivato
    • Ansia/Modificazioni nervose dell’appetito
    • Basso desiderio sessuale
    • Disturbi del sonno
    • Irritabilità/Rabbia
    • Ritiro sociale
    • Pensieri ossessivi/Pensieri o comportamenti suicidi

    Per questo è fondamentale anche solo una consulenza professionale per parlare dei propri sintomi e disagio psicologico. Parlarne è sicuramente il primo passo! Inoltre, una storia di pregressi traumi può costituire un fattore predisponente ad un ulteriore trauma o elevati livelli di sofferenza psicologica nel periodo perinatale.

    ll parto e la maternità portano un’aspettativa di felicità, ma è anche un momento di sconvolgimento emotivo e di adattamento ai cambiamenti nello stile di vita e nelle relazioni.

    Oltre al sostegno psicologico propongo alle neo mamme e alle mamme in attesa, insieme ad altre professioniste della salute materno-infantile, gruppi chiamati “Mamme in Contatto”. con questi gruppi puoi apprendere informazioni utili, avere supporto da altre mamme etc. Segui la mia pagina social IG per restare aggiornata: francesca.bartolomei_psicologa

  • Difficoltà del sonno di Adulti: come intervenire a livello psico corporeo?

    Ti ritrovi in queste situazioni?

    • difficoltà di addormentamento;
    • ridotta o eccessiva quantità di sonno per notte;
    • elevata frequenza dei movimenti durante il sonno;
    • eccessiva sonnolenza diurna;
    • stanchezza cronica e irritabilità
    • difficoltà a mantenere e riprendere sonno durante la notte
    • eccessivi pensieri ricorrenti rispetto al sonno o alla paura di non adormentarsi

    Se durante il colloquio di assessment in seduta emergono correlazioni con disturbi d’ansia, stress cronico, pensieri ricorrenti ansiosi, burnout, allora può essere utile un percorso psicologico e psico corporeo mirato al riottenimento di un equilibrio mente-corpo.

    La maggior parte degli individui tende a voler risolvere i propri problemi d’insonnia facendo uso di benzodiazepine in assenza di altro trattamento psicologico. Attraverso un approccio integrato che si fonda sulla metodologia della Psicologia Funzionale, si può migliorare il disturbo.

    L’ obiettivo è quello di iniziare a rompere l’associazione tra i pensieri disfunzionali sul sonno, la camera da letto e il momento in cui ci si predispone all’addormentamento.

    Il trattamento dei disturbi del sonno correlati a stress e ansia prevede anche la possibilità di un’integrazione con la pratica dello SHIATSU; l’unione di psicoterapia e shiatsu infatti è riuslatta essere benefica se associate in un percorso seppur breve ma continuativo a cadenza settimanale.

    lo Shiatsu agisce sul rilassamento fisico e nervoso, contemporaneamente la Psicoterapia affronta le cause emotive coinvolte nel problema. Il lavoro congiunto migliora significativamente la qualità del sonno e il benessere generale perché si fonda su un approccio che unisce corpo e mente.

  • Stress cronico e disturbi psicosomatici

    L’importanza di intervenire anche a livello psico-corporeo.
    Si parla tantissimo di stress e spesso lo facciamo abusando anche del termine. Mi sono ritrovata spesso in piazza, al mercato, il sabato mattina a chiacchierare con qualche amico che, alla domanda “come stai?” mi ha risposto: “Lascia perdere, sono molto stressato in questo periodo!”


    La maggior parte delle persone associa lo stress a periodi particolarmente complessi o ricchi di cambiamenti come ad esempio un trasloco, la ricerca di un nuovo lavoro, la nascita di un figlio, gli impegni che si accumulano e troppe cose da fare. Ma ci sono eventi e modi di affrontare gli eventi che spesso portano a quello che viene chiamato “distress”, cioè uno stress prolungato, cronico, associato a sintomi psico fisici che spesso vengono sottovalutati.
    Il distress, si manifesta anche con paura, ansia, insicurezza, timore di perdere il controllo di ciò che ci circonda e si può aggravare in particolare ( ma non solo ) quando viviamo degli eventi particolarmente traumatici, ad esempio quando ci viene comunicata la diagnosi di una malattia o un lutto, la perdita del lavoro o la fine di una relazione affettiva. Ragionare di stress prendendo in esame la persona a livello mentale e fisico è fondamentale.
    Il nostro corpo è predisposto a sostenere e gestire lo stress, ma in piccole quantità e non per lungo tempo.Lo stress, infatti, non è necessariamente un fattore negativo, perchè, se temporaneo, è una necessaria e fisiologica reazione di adattamento, che rende l’organismo più ricettivo di fronte a situazioni impegnative. Quello che è grave per la salute è il trasformarsi dello stress da temporaneo a cronico. Infatti, quando diventa cronico, cioè perdura per molto tempo, può produrre effetti rilevanti.


    Perchè è importante intervenire a livello psico corporeo?


    Entriamo nello specifico. A livello dell’esofago, lo stress può rendere difficile la deglutizione degli alimenti, con lo sviluppo di una sintomatologia di rifiuto del cibo: tecnicamente si definisce sviluppo del “bolo isterico”. È fondamentale intervenire tempestivamente quando insorgono tali sintomi.
    Allo stomaco, lo stress può agire facendo sentire maggiormente alla persona il dolore, il gonfiore e la nausea con vomito. Contrariamente alla credenza popolare, lo stress non aumenta la produzione di acido nello stomaco, né provoca ulcere gastriche. Questi ultimi sono causati da un’infezione batterica! Ma sotto stress chi già soffre di ulcera potrà avvertirla come più fastidiosa.


    L’intestino è forse l’organo più sensibile allo stress. Una condizione di stress cronico può influenzare la velocità con cui il cibo si muove nell’intestino e può causare diarrea o costipazione. Inoltre, lo stress può indurre spasmi muscolari nell’intestino che possono essere dolorosi. Chi soffre di “colon irritabile” lo sa bene che sotto stress può riferire un netto aumento della sintomatologia. Inoltre, la produzione di gas correlata all’assorbimento dei nutrienti può aumentare. Lo stress può indebolire la barriera intestinale e consentire ai batteri di entrare e proliferare nel corpo. Sebbene la maggior parte di questi batteri sia facilmente curata dal sistema immunitario e non ci fa ammalare, il costante abbassamento delle difese immunitarie dovuto allo stress può portare a sintomi cronici.


    Quando lo stress è elevato, nelle donne, c’è una maggiore possibilità di sviluppo di cistiti e herpes simplex. Inoltre, chi soffre della sindrome dell’ovaio policistico sa bene quanto lo stress possa influenzare maggiormente tale condizione, peggiorando la qualità della vita e il rapporto con il proprio corpo. Sempre nelle donne, lo stress può influenzare il ciclo mestruale, ad esempio, alti livelli di stress possono essere associati a cicli mestruali assenti o irregolari, ma anche ad alterazioni del desiderio sessuale.

    Anche negli uomini, come nelle donne, lo stress causa una maggiore produzione di ormoni come cortisolo ed epinefrina. Alti livelli di cortisolo, persistenti e protratti nel tempo, come quelli tipici di una condizione di distress, comportano interferenze endocrino-metaboliche deleterie per la sessualità: più i livelli di questi ormoni sono alti, maggiormente ridotto sarà il desiderio sessuale e più alta sarà la probabilità di incorrere in disfunzioni sessuali.


    Come intervenire a livello psico corporeo?

    Le cause dello stress cronico possono riguardare diverse sfere della vita di una persona, da quella familiare a quella lavorativa ed è fondamentale considerare tutti questi aspetti.
    Molto utili, all’interno di un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia, sono le tecniche di rilassamento e gli interventi che vanno ad agire anche a livello corporeo, non solo psichico.
    I miglioramenti che si ottengono riguardano tutti i piani del funzionamento umano:
    Emotivo, Cognitivo, Fisiologico e Biologico.
    In particolare, all’interno di un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia, si può andare ad agire su:

    • respirazione; recuperando la respirazione diaframmatica profonda, l’unica in grado di generare condizioni di calma e di benessere.
    • tensione cronica; sciogliendo contrazioni e tensioni croniche, per aumentarne la percezione di zone bloccate e divenute poco sensibili.
    • posture e movimento; specifiche sequenze di movimenti al fine di recuperare apertura, morbidezza, fluidità e calma.
    • sistema neurovegetativo; recuperando una condizione vagotonica, indispensabile a invertire il fenomeno dello stress cronico (diminuzione di allarme, di vigilanza, di preoccupazioni e di pensieri negativi), attraverso l’intervento sul diaframma, e sulle innervazioni del neurovegetativo.
    • Questi sono solo alcuni tra metodi e tecniche che rientrano nella metodologia della Psicologia Funzionale o Neo-Funzionalismo, che si applicano in un lavoro sullo stress cronico, lavoro che naturalmente è molto più ampio e che prevede di agire anche sulle abitudini disfunzionali e sui pensieri all’origine del sintomo, in modo da intervenire sulla persona per intero.

  • Tutor degli apprendimenti: chi è? a cosa serve?

    Nonostante tanto impegno e dedizione, alcuni ragazzi a scuola non riescono ad ottenere i risultati attesi. E’ il caso allora di richiedere una valutazione specialistica perchè potrebbe trattarsi di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSAp). Secondo la Legge 170/2010, la diagnosi e la certificazione di DSAp sono pienamente valide ai fini di legge solo se effettuate dall’Azienda USL di competenza o da enti privati accreditati e autorizzati dalla Regione.
    I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, riconosciuti dalla Legge 170/ 2010, sono:
    Dislessia: compromette la lettura e la comprensione del testo scritto. Chi ne è affetto trova difficoltoso e faticoso decodificare le parole e leggere ad alta voce in modo fluente e scorrevole, oltre a difficoltà di comprensione del testo, di acquisizione di nuovi vocaboli, di espressione verbale e di utilizzo dei vari termini.
    Disortografia: interessa l’ortografia e la scrittura dei suoni di una lingua. Comporta delle difficoltà nel rispettare le regole di trasformazione dei suoni in simboli grafici, ovvero convertire i fonemi (suoni) in grafemi (lettere) e viceversa. Spesso unita alla dislessia e alla disgrafia, si manifesta con l’omissione o inversione di lettere e sillabe, la sostituzione di grafemi, il mancato utilizzo delle H, delle doppie, di accenti e apostrofi.
    Disgrafia: difficoltà nel riprodurre visivamente i segni grafici, quali numeri e lettere. La scrittura risulta lenta, impacciata, poco fluida, con dimensioni irregolari, spesso difficilmente decifrabile o incomprensibile anche per il bambino stesso. A volte la disgrafia è associata alla disortografia, quindi anche la presa della penna e la postura della mano e del braccio durante la scrittura possono risultare scorrette.
    Discalculia: consiste in un deficit nel riconoscere, leggere o scrivere i numeri correttamente, nel fare calcoli a mente o scritti e nel risolvere problemi aritmetici. Tipicamente vengono scambiate o invertite le cifre dei numeri, si hanno difficoltà con le tabelline e con il ragionamento logico-matematico.

    Negli ultimi anni le diagnosi di DSAp sono notevolmente aumentate. Per questo le famiglie si rivolgono più frequentemente alle figure professionali dei TUTOR dell’apprendimento, specializzati per DSAp e BES (Bisogni Educativi Speciali), che aiutano i ragazzi a migliorare e potenziare il metodo di studio.

    Chi è il tutor DSAp? è un professionista, adeguatamente formato, che aiuta i ragazzi con diagnosi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento ad acquisire un metodo di studio efficace e soprattutto personalizzato rispetto alle proprie capacità e difficoltà.
    Spesso la figura del Tutor dell’apprendimento viene confusa con l’insegnante del dopo scuola o con il neolaureato che da “ripetizioni”.
    Qual’è la valenza di affidarsi ad un Tutor DSAp laureato in psicologia? Quella di avere la certezza che il sostegno psicopedagogico sia effettivamente strutturato sulle capacità cognitive dei ragazzi. Un professionista psicologo, adeguatamente formato, sa infatti capire una diagnosi e interpretare i risultati dei test psicodiagnostici. In questo modo:
    Fornisce un supporto psicopedagogico mirato per il/i disturbo/i nello specifico in modo da dare la possibilità si affrontare al meglio le difficoltà legate allo studio.
    Favorisce un percorso verso la consapevolezza dei propri punti di forza, degli strumenti e delle strategie di cui ha bisogno. 
    Favorisce il percorso degli studenti verso l’autonomia nello studio.
    Incrementa i livelli di autostima, il senso di autoefficacia, la motivazione allo studio
    Aiuta l’alunno a pianificare l’organizzazione e la gestione del tempo da dedicare allo studio.
    Accresce la sicurezza del sé, perchè oltre ad un supporto psicopedagogico, il professionista psicologo saprà intervenire anche nel supporto emotivo; molti ragazzi con DSA o BES, infatti soffrono di ansia scolastica con il conseguente rifiuto di andare a scuola.

    Se hai bisogno di maggiori informazioni, puoi contattarmi.

  • Consulenza sul sonno infantile: quando è utile?

    I disturbi del sonno sono molto comuni nella prima infanzia. In linea generale, i fattori che possono influenzare il sonno dei bambini riguardano:

    • lo svezzamento, il momento in cui i neonati affrontano il passaggio ad un’alimentazione diversa
    • la dentizione
    • l’ansia da separazione, che si verifica intorno agli 8 mesi, quando il bambino riconosce la figura di attaccamento primaria (mamma e babbo) e si spaventa quando i genitori vanno via. Questa è legata alla paura dell’estraneo, che si manifesta regolarmente nella tappa di sviluppo di ogni bambino intorno agli 8-12 mesi, connessa all’ansia da separazione, e può ripresentarsi anche con l’ingresso al nido o alla scuola materna e quindi con l’affidarsi a figure adulte diverse dalla mamma o dal babbo.
      Qualora una difficoltà nella sfera dell’addormentamento e del sonno dovessero permanere a lungo nel tempo o assumere dimensioni incontrollabili tanto da ostacolare il sereno svolgersi della vita del bambino/a e della famiglia, o anche soltanto se i genitori dovessero sentirsi stanchi, confusi, frustrati e senza risorse, è utile consultare uno specialista del sonno di neonati e bambini, dopo aver escluso qualsiasi motivazione di natura medica insieme al pediatra di fiducia, come ad esempio l’apnea ostruttiva del sonno, che si manifesta con russamento notturno e rischio di apnea visibile.
      Le consulenze più comuni che i genitori richiedono riguardano:
      tempi troppo lunghi per addormentarsi con richieste continue o iperattivazione
      frequenti risvegli notturni con pianto inconsolabile se il bambino/a non viene preso in braccio
      addormentamento solo nel lettone, in braccio o al seno.

    Nelle consulenze è possibile capire se la difficoltà del sonno riguarda una tappa di sviluppo, un disturbo del sonno conclamato o se è correlato ad atteggiamenti e aspettative dei genitori.
    Faccio chiarezza. I disturbi del sonno sono insonnia, parasonnie, disturbi del ritmo circadiano, disturbi respiratori del sonno, disturbi del movimento legati al sonno, ipersonnie.
    Le parasonnie sono molto comuni durante l’infanzia; sonnambulismo, sonniloquio, risvegli confusionali e terrori del sonno tendono a verificarsi nella prima metà della notte, mentre gli incubi sono più comuni nella seconda metà.
    Il sonno del bambino è fisiologicamente diverso da quello di un adulto e viene influenzato a seconda della tappa di sviluppo in cui esso si trova. Vi sarà capitato di sentir parlare di regressione dei 6 mesi, ad esempio. Ci sono momenti della crescita di un bambino in cui i genitori hanno la sensazione che dopo tanti progressi si tenda a ritornare indietro. In realtà non è un regredire, ma un procedere verso la crescita; i bambini stanno mettendo insieme giorno dopo giorno tutto ciò che apprendono e proprio durante il sonno rielaborano tutta la loro giornata, consolidando quanto hanno appreso, per gettare le basi di future acquisizioni fisiologiche. Così come si supporta un bambino quando deve imparare a camminare, così dobbiamo supportare il bambino nell’imparare ad addormentarsi. Scordatevi che lo imparerà da solo! Purtroppo è stata costruita l’idea che il genitore deve lasciar piangere il bambino se no non imparerà mai niente da solo o che altrimenti lo vizierà. Approcciarsi al sonno di un bambino nello stesso modo in cui ci si approccia a lui quando gli insegniamo a camminare, a nuotare o a leggere e scrivere, è la cosa più giusta! Non lo stai viziando, gli stai dicendo che “ci sei per lui”.
    Quando invece parlo di influenze degli atteggiamenti e delle aspettative dei genitori, faccio riferimento più nello specifico all’ambito psicologico e alla teoria dell’attaccamento.
    La teoria dell’attaccamento evidenzia il legame duraturo dei neonati con i loro genitori e sottolinea che questi legami, guidati da processi biologici e psicologici sottostanti, sono cruciali per la sopravvivenza fisica ed emotiva. La minaccia di separazione o di perdita della figura di attaccamento è un importante fattore di stress durante tutto il ciclo di vita, ma è particolarmente critica durante la prima infanzia.
    Le separazioni come l’addormentarsi nella propria cameretta, spesso, vengono percepite come situazioni ansiogene ma non solo dal bambino, anche dai genitori; la separazione dalla madre attiva il sistema di attaccamento del bambino, ma è possibile che un sistema complementare della madre, a seconda dei suoi vissuti, si attivi al momento della separazione dal neonato/bambino provocando pensieri ansiogeni, ruminazioni, stress e insonnia. Parlo di quei pensieri del tipo “ ho paura a spostare mio figlio nella sua cameretta perchè temo che possa succedere qualcosa e di non accorgermene, ho paura di non sentirlo piangere.” Questi sono pensieri comuni a tante mamme, pensieri che creano frustrazione, confusione, rabbia e angoscia; c’è la paura di non fare la cosa giusta, testa e cuore combattono una battaglia perenne.
    Ed è proprio in questi casi che allora è necessario supportare l’intera famiglia e non focalizzarsi solo sui bambini che non dormono. Molto spesso, i problemi di sonno del bambino dei primi due anni di vita, che mi vengono riportati all’interno delle consulenze psicologiche, sono significativamente associati a dubbi sulla competenza genitoriale, difficoltà a porre dei limiti, nervosismo e rabbia per le richieste del bambino.
    Diventare più consapevoli aiuta a ridurre ansie e paure e a dormire più serenamente!

  • Ansia scolastica: di che si tratta?

    Ci sono bambini e adolescenti che hanno un’estrema paura o ansia di andare a scuola; si svegliano quasi sempre molto stanchi la mattina, sentendo un forte mal di pancia che li porta a chiedere di poter restare a letto e non andare a scuola. Durante la giornata questi bambini appaiono irritabili, si mostrano preoccupati per i compiti da svolgere; alcuni li evitano come se mancasse la motivazione, altri sembrano ossessionati dal portarli a termine con l’idea di evitare a tutti i costi di sbagliarli e di commettere un errore. A scuola, ci sono bambini e ragazzi che attraversano una vera e propria crisi di panico prima di varcare l’ingresso della classe, altri che non manifestano paura e ansia davanti agli adulti e ai compagni per paura di non essere accettati e altri ancora che si tengono tutto dentro perchè la difficoltà a descrivere ciò che realmente pensano o provano li paralizza.
    L’elemento attivante che hanno in comune tutti questi bambini e ragazzi è la paura di un evento associata a pensieri negativi e disfunzionali: “E se il compito di Italiano andasse male? Il professore lo direbbe a tutta la classe e tutti i miei compagni si prenderebbero gioco di me. Mia mamma penserà che non ho studiato. Allora è meglio non andare a scuola. Ma se non ci vado sarò bocciato e dovrò ripetere l’anno. Non avrò più i miei compagni di classe, dovrei trovare nuovi amici. E se nella nuova classe non mi accettassero? Sarò un fallimento!”
    Parlando di disturbi d’ansia in età evolutiva, è necessario fare una premessa; nei bambini il livello di sviluppo cognitivo non gli permette di differenziare facilmente il reale dall’immaginario. E l’immaginario ha un potere elevatissimo perchè non è sotto il nostro diretto controllo! L’ansia scolastica può nascere dal normale desiderio di essere amati e dalla paura di essere rifiutati. Crescendo porta con sè la paura del giudizio negativo, dell’essere ridicolizzati, di non essere capaci di superare le prove che gli adulti di riferimento ci chiedono di affrontare: uno studente che, ad esempio, ha studiato per settimane potrebbe temere di non essere all’altezza e dubitare della sua preparazione evitando di presentarsi all’esame. Allo stesso modo uno studente che si pone obiettivi troppo elevati, ambisce a voti alti per mantenere una determinata media e non accetta di poter commettere errori, può facilmente farsi sopraffare dall’ansia. In entrambi i casi alla base c’è la paura che un risultato negativo possa influire sulla propria immagine personale. Più l’autostima è legata ai risultati maggiore è la paura di essere giudicati.
    Cosa si può fare? Prerogativa fondamentale è imparare a riconoscere le emozioni, fin da bambini.
    In terapia con i bambini inizio misurando l’intensità dell’emozione riportata attraverso “Il Termometro delle Emozioni”, e chiedendo al bambino di raccontarmi qualche episodio in cui ha sperimentato emozioni con diversa intensità per posizionarle nel termometro. Si da così un nome e un aspetto ad ogni sfumatura di quell’emozione provata. Poi è necessario intervenire abbassando i livelli di ansia, ad esempio con tecniche di respirazione proprie della Psicologia Funzionale o con il Grounding, che aiutano a riconnettersi con il qui e ora del momento presente. Queste tecniche permettono di ridirezionare l’attenzione su ciò che è reale in quel momento, permettendo l’interruzione del flusso di pensieri negativi ansiosi e disfunzionali.
    Non possiamo controllare gli eventi, ma è possibile modificare l’impatto che essi hanno su di noi: ciò che si impara durante la terapia permetterà di affrontare i momenti di difficoltà, superarli nel modo più funzionale, traendone insegnamenti utili per il futuro.